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Guida alla Falanghina

Questo articolo funge da guida alla Falanghina, rinomato vino molisano. Dalla storia del vino Falanghina alle sue caratteristiche, zone di produzione ed ai possibili abbinamenti.

Guida alla Falanghina: la storia del vino

Le origini di questo vitigno sono davvero antiche ed altrettanto misteriose; anche se quasi sicuramente ai tempi dei Romani veniva già coltivata. Oggi, in quasi tutta la regione molisana è presente la Falanghina, un vitigno che si fa ben coltivare ed oltretutto dalle diverse qualità.

Solo negli ultimi due decenni è stata riscoperta con estremo successo, tanto da diventare un vino pregiato ed un vanto per le varie aziende molisane che lo producono.

 

Il suo nome deriva dal greco “falangos”, mutato poi dai latini in “phalange” in riferimento al significato di “legata ad un palo”. È nel 1984 che grazie agli studi di Columella Onorati abbiamo la prima descrizione.

Nicola Onorati, fu uno dei tanti frati francescani; che ai tempi diedero il loro importante contributo all’ampelografia in cui la boptanica era poco più che una scienza tramandata oralmente dai contadini.

Nell’allora Regno di Napoli, il suo contributo all’agraria come docente all’università di Napoli, fu tra i più importanti; giusto precisare che a quel tempo il Regno di Napoli figurava come una delle prime cinque nazioni europee per importanza.

Poi, fu Giuseppe Acerbi, precisamente nel 1825, a descrivere le qualità come scrittore e viaggiatore; archeologo e musicista. Proveniva da una famiglia aristocratica austriaca che era molto legata alla cultura.

Non era un “botanico”, ma riuscì a fornire una delle descrizioni più dettagliate di quest’ottima varietà, che fu base per il lavoro di Federico Corrado Denhart, nel 1829, anche lui molto completo ed accurato.

Questi furono i contributi più importanti, che diedero alla Falanghina un’entità precisa ed un grandissimo valore. Nel 1879, fu il cavaliere Giuseppe Frojo, a descrivere il ciclo vegetativo e la successiva vinificazione di questa tipologia di vino.

L’insieme di questi studi, furono la base del successivo successo di questo vitigno, che esplose definitivamente nella seconda metà del secolo successivo grazie all’adozione anche in Italia, delle normative a tutela delle Denominazioni di origine controllata.

Arrivando ai giorni nostri, la Falanghina è diventata uno dei simboli dell’enologia italiana; apprezzata da tutti e che riesce ad esprimere, attraverso i propri sapori, tutto l’amore verso la terra da parte delle tante aziende che ne curano, al dettaglio, la produzione.

 

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Caratteristiche della Falanghina

È giusto soffermarci sulle caratteristiche di questo buon vino; che si presenta davvero alla portata di tutti. Nel tempo i tanti viticoltori molisani sono riusciti, sempre più, ad esprimere sentori importanti di quest’uvaggio; che presentava sin dall’antichità un potenziale eccellente.

Infatti la Falanghina è un vino pressoché intenso ed aromatico; e presenta profondi profumi di frutta bianca, ananas, pesca banana e mela, che sfumano sotto un naso floreale ed agrumato.

È tonificato da aromi di miele ed erba tagliata di fresco. Dopo due anni di maturazione entrano nel quadro olfattivo i profumi passiti e mentolati; i frutti bianchi secchi alle albicocche e l’anice. È meglio evitare l’invecchiamento in legno, ed utilizzare l’acciaio, che ne lascia inalterati i profondi aromi.

 

In diverse aziende molisane, la Falanghina viene spesso unita ad altri vini; come ad esempio il vino biologico della Cantina San Zenone, di Montenero di Bisaccia.

Questo vino presenta l’80% di Falanghina ed il restante 20% di Trebbiano, passito in vigna. Le uve vengono pressate sofficemente, successiva decantazione e fermentazione a temperatura controllata per circa 15 giorni, a seconda dell’azienda.

Avverrà, poi, una svinatura con separazione dal vino dalle fecce grossolane. Solitamente la Falanghina presenta un colore giallo paglierino, con dei riflessi verdognoli.

Riepilogando, sono tante le caratteristiche di questo buon vino che si lascia desiderare da un gran numero di bevitori, che nel dubbio della scelta, non potranno mai sbagliare.

 

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Guida alla Falanghina: Zone di produzione

Partendo dal Basso Molise, fino ad addentrarsi, sono davvero in tanti i vigneti di Falanghina presenti sul territorio molisano. Nonostante la diversità di terroir, quest’uvaggio trova il Molise come un posto adatto alla sua coltivazione.

Infatti, le aziende molisane riescono a produrre diverse tipologie di bottiglie, per poter soddisfare anche i bevitori più esigenti.

Sulla costa, a pochi centinaia di metri sul livello del mare; l’azienda agricola di Camillo Cieri e la società cooperativa Cantina San Zenone, godono di un’alta produzione di Falanghina; ad un prezzo che rapportato alla qualità, si presenta estremamente ottimale.

 

Tra le colline monteneresi è anche l’azienda agricola Terre Sacre Vignaiolo a portare alto il nome di questo vitigno, producendo diverse varietà di Falanghina; alcune delle quali, affinate in barriques.

Spostandoci più verso l’interno e salendo di altitudine, troviamo diverse realtà vitivinicole che vantano Falanghine eccellenti; stiamo parlando dei vigneti di Larino; San Martino in Pensilis; Ururi ed altri comuni.

Una produzione anche nell’areale del capoluogo di regione, Campobasso, e precisamente a Baranello, ove è Livio Palazzo, cuore pulsante dell’azienda agricola Principe delle Baccanti, a produrre una Falanghina dalla molisanità unica.

Tornando sulla costa e con un territorio ampio, a confine con la Puglia, Campomarino; con le diverse realtà vinicole, presenta una vasta area di produzione di quest’uva; dal carattere amichevole e dal gusto intenso. La Cantina Claudio Cipressi, a San Felice del Molise, produce una Falanghina biologica IGT, dalla qualità eccelsa.

Concludendo, abbiamo potuto capire che non c’è un’area di produzione più ampia rispetto ad un’altra in regione; essendo ben spalmato in tutto il territorio regionale, la presenza di questo splendido vitigno.

 

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Guida alla Falanghina: Abbinamenti 

Sulla costa, dove si mangia il pesce fresco appena pescato; non può mancare di certo la Falanghina del Molise. Infatti, tutti i ristoranti molisani di pesce, sono orgogliosi nel proporre, soprattutto in estate; ai tanti turisti, il nostro buon vino bianco.

È perfetto da abbinare con piatti a base di frutti di mare ed a uno spaghetto allo scoglio semplice, ma delicato.

Spesso i ristoranti molisani propongono ai propri clienti, cavatelli fatti a mano; rigati o non, con il pesce; abbinati all’ottima Falanghina. Pregevole degustarla con secondi a base di pesce come la tagliata di tonno, l’orata e piatti sfiziosi di salmone.

La signora Concetta, lo abbina alle zuppe di pesce; che propone accuratamente una volta la settimana. È assolutamente amico degli aperitivi e si sposa per ben con primi piatti ai funghi.

Delicato abbinarlo alle carni bianche, in particolare al pollo della nonna, cotto al forno. Spesso e volentieri, i formaggi freschi vengono accompagnati da questo vino; che viene accolto con massima autenticità. Tornando al mare, i crudi, sono l’accoppiata perfetta con la nostra tanto bella, quanto amata guida alla Falanghina.

 

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Ci vediamo al prossimo articolo. Mi raccomando visita il sito www.cantinamolisana.it.

 

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